Economia Circolare

Economia Circolare

L'economia circolare è un sistema che punta a minimizzare lo spreco di risorse.

A differenza di quanto accade secondo il modello di economia lineare, l’Economia Circolare è quella in cui “il valore dei prodotti e dei materiali viene conservato il più a lungo possibile; i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati, e le risorse sono mantenute all’interno dell’economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del proprio ciclo, per essere usato ancora e ancora e poter generare ulteriore valore”.

La Commissione Europea ha presentato nel Dicembre 2015 il “Circular Economy Package”, poi approvato a Marzo 2017 dal Parlamento Europeo, che ha fissato in modo ormai irreversibile l’obiettivo di rendere l’Europa più competitiva in termini di resource efficiency, minimizzando i rifiuti e massimizzando il valore delle risorse tramite il riuso e il riciclo. Tra gli obiettivi più significativi c’è quello del tasso di Riciclaggio dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) pari al 70% entro il 2030.

Questo sistema non permette solo enormi vantaggi ambientali, ma anche economici: la stessa Commissione Europea ha stimato che l’applicazione dei modelli dell’Economia Circolare sarebbe in grado di generare risparmi netti per le aziende fino a €600 miliardi.

Anche Ellen McArthur Foundation, nel recente studio a livello europeo “Achieving Growth Within” presentato a Davos 2017, ha rilevato che la combinazione tra i principi dell’economia circolare e le nuove tecnologie potrebbe produrre benefici pari a 1,8 trilioni di euro entro il 2030.

Investendo nell’economia circolare, entro il 2025 il Pil potrebbe crescere dell’11%, anziché del 4 per cento, il consumo di risorse potrebbe ridursi di un ulteriore 10% e le emissioni di CO2 ridursi di un ulteriore 17% rispetto all’attuale percorso di sviluppo.

Convinti che questa sia la visione da seguire, abbiamo indirizzato la nostra strategia economica verso la creazione e lo sviluppo di un modello innovativo che partendo dal territorio ne mette a sistema le risorse per creare valore economico, di impresa, ambientale e sociale.

Massimizziamo il valore di ciascuna risorsa, intervenendo sia a monte, sulle filiere di approvvigionamento, sia a valle, sul ciclo dei rifiuti, in modo da trasformare in risorsa ciò che altrimenti viene considerato scarto: i residui agroindustriali, le potature e gli sfalci costituiscono generalmente un rifiuto da smaltire, ma grazie al nostro know-how diventano nuovi strumenti in grado di supportare lo sviluppo del territorio.

Gli scarti vegetali del settore agroalimentare, ad esempio, sono ricchi di molecole secondarie che siamo in grado di recuperare tramite appositi processi d’estrazione; allo stesso modo allunghiamo il ciclo di vita dei materiali attraverso operazioni di recupero e riciclo, creando efficienza delle risorse e minori sprechi. Ad oggi, abbiamo dato una “nuova vita” agli scarti dei carciofi, a quelli dell’uva e della vite, al pastazzo d’arancia, e ai sottoprodotti forestali del bosco e delle segherie.
Anche Ellen McArthur Foundation, nel recente studio a livello europeo “Achieving Growth Within”  presentato a Davos 2017, ha rilevato che la combinazione tra i principi dell’economia circolare e le nuove tecnologie potrebbe produrre benefici pari a 1,8 trilioni di euro entro il 2030. Investendo nell’economia circolare, entro il 2025 il Pil potrebbe crescere dell’11%, anziché del 4 per cento, il consumo di risorse potrebbe ridursi di un ulteriore 10% e le emissioni di CO2 ridursi di un ulteriore 17% rispetto all’attuale percorso di sviluppo.
Convinti che questa sia la visione da seguire, abbiamo indirizzato la nostra strategia economica verso la creazione e lo sviluppo di un modello innovativo che partendo dal territorio ne mette a sistema le risorse per creare valore economico, di impresa, ambientale e sociale.

Massimizziamo il valore di ciascuna risorsa, intervenendo sia a monte, sulle filiere di approvvigionamento, sia a valle, sul ciclo dei rifiuti, in modo da trasformare in risorsa ciò che altrimenti viene considerato scarto: i residui agroindustriali, le potature e gli sfalci costituiscono generalmente un rifiuto da smaltire, ma grazie al nostro know-how diventano nuovi strumenti in grado di supportare lo sviluppo del territorio.
Gli scarti vegetali del settore agroalimentare, ad esempio, sono ricchi di composti secondari che siamo in grado di recuperare tramite appositi processi d’estrazione; allo stesso modo allunghiamo il ciclo di vita dei materiali attraverso operazioni di recupero e riciclo, creando efficienza delle risorse e minori sprechi. Ad oggi, abbiamo dato una “nuova vita” agli scarti dei carciofi, a quelli dell’uva e della vite, al pastazzo d’arancia, e ai sottoprodotti forestali del bosco e delle segherie.
Vedi Achieving Growth Within di Ellen McArthur Foundation

Circular Economy Package

La Commissione Europea ha presentato nel Dicembre 2015 il “Circular Economy Package”, poi approvato a Marzo 2017 dal Parlamento Europeo, che ha fissato in modo ormai irreversibile l’obiettivo di rendere l’Europa più competitiva in termini di resource efficiency, minimizzando i rifiuti e massimizzando il valore delle risorse tramite il riuso e il riciclo. Tra gli obiettivi più significativi c’è quello del tasso di Riciclaggio dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU) pari al 70% entro il 2030. Questo sistema non permette solo enormi vantaggi ambientali, ma anche economici: la stessa Commissione Europea ha stimato che l’applicazione dei modelli dell’Economia Circolare sarebbe in grado di generare risparmi netti per le aziende fino a €600 miliardi 

Secondo la definizione della Commissione Europea

L’Economia Circolare è quella in cui “il valore dei prodotti e dei materiali viene conservato il più a lungo possibile; i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati, e le risorse sono mantenute all’interno dell’economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del proprio ciclo, per essere usato ancora e ancora e poter generare ulteriore valore”.

Convinti che questa sia la visione da seguire, abbiamo indirizzato la nostra strategia economica verso la creazione e lo sviluppo di un modello innovativo che partendo dal territorio ne mette a sistema le risorse per creare valore economico, di impresa, ambientale e sociale.

Massimizziamo il valore di ciascuna risorsa, intervenendo a monte sulle filiere di approvvigionamento così come a valle sul ciclo dei rifiuti, in modo da trasformare in risorsa ciò che altrimenti viene considerato scarto. I residui agroindustriali, le potature e gli sfalci costituiscono generalmente un rifiuto da smaltire, ma grazie al nostro know-how diventano nuovi strumenti in grado di supportare lo sviluppo del territorio.

Gli scarti vegetali del settore agroalimentare, ad esempio, sono ricchi di composti secondari che siamo in grado di recuperare tramite appositi processi d’estrazione; allo stesso modo allunghiamo il ciclo di vita dei materiali attraverso operazioni di recupero e riciclo, creando efficienza delle risorse e minori sprechi. Ad oggi, abbiamo dato una “nuova vita” agli scarti dei carciofi, a quelli dell’uva e della vite, al pastazzo d’arancia, e ai sottoprodotti forestali del bosco e delle segherie.
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